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Solitudini al femminile

Sentimenti di solitudine nella quotidianità

Immagine riferita a Solitudini al femminileStorie di donne, mogli, mamme, compagne alle prese con la gestione di molteplici incombenze quotidiane per soddisfare al meglio i bisogni delle persone vicine: figli, mariti, compagni, genitori anziani. 

Storie segnate spesso dal sentirsi non compresa, non ascoltata, dall’avere trascorso una vita accanto ad una persona con l’idea di essere sempre sottomessa al suo giudizio: queste alcune esperienze di vita che appartengono oggi a molte donne e che, con una certa frequenza, risuonano nella stanza di consulenza dello psicologo.

L’ambito nel quale districarsi al femminile appare complesso e spesso segnato da sofferenze che non trovano nel quotidiano uno spazio di condivisione. Come mai, viene da chiedersi ci si ritrova a sentirsi sole? 

Una riflessione in tal senso invita a considerare come nella rappresentazione del ruolo della donna coesistono vecchi e radicati stereotipi e aspettative con nuove e sempre più pressanti richieste sul piano sociale, lavorativo, familiare. Accanto all’idea della donna che cura, che accudisce e gestisce il focolare domestico coesiste l’idea della donna che può(deve!)raggiunge traguardi sul piano professionale. Dare senso a questi livelli, costruire una idea di sé coerente e soddisfacente appare una sfida alla quale, in certe situazioni, non ci trova attrezzati a rispondere. 

E in special modo in alcune delicate fasi della propria esistenza nella quale si è alle prese con la ridefinizione di sé rispetto alla propria storia familiare e personale. Ad esempio quando nasce un figlio, o quando i figli escono da casa, quando muore il proprio genitore o arriva l’età della pensione.  Domande come: 'Sono capace? verrò riconosciuta in grado di...' 'per chi sono importante adesso? ''che senso ha la mia vita?' ricercano una risposta nel contesto, nelle relazioni con le persone vicine. In certi casi non ricevono spazio di ascolto e non vengono considerate dalla stessa persona degne di essere ascoltate.

Trovare qualcuno che possa ascoltare le parole, le emozioni connesse ai propri vissuti appare una situazione difficile se non, in alcuni casi, impossibile da realizzare. 

In certe condizioni di vita, il silenzio appare connotare le esperienze di vita della donna. Il silenzio delle persone vicine come silenzio di indifferenza che comunica il messaggio: 'non mi interessa ciò che vuoi dirmi', il silenzio verso se stesse come forma di isolamento come non sentirsi legittimante a manifestare certi bisogni, certe paure. Il filo che unisce queste forme di silenzio può essere associato al vissuto di non sentirsi riconosciute dal partner, dal figlio, dal compagno. E la solitudine può farsi strada nel percepire una discrepanza tra il numero e la qualità delle relazioni realizzate e quelle desiderate.

Pensare alla solitudine avvertita come ad un segnale di qualcosa che suggerisce lo stato della relazioni, che qualcosa non funziona, che dai rapporti non si riceve quanto è necessario per il nostro benessere può costituire allora il primo passo per costruire un senso diverso di essere nel mondo come donna, per aprire uno spazio di parola.

 
Magda Pitrè
Psicologa-Psicoterapeuta 
 
 

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