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Psicoterapia sostenibile o svalutazione della professionalità?

Riflessioni ad alta voce

Immagine riferita a Psicoterapia sostenibile o svalutazione della professionalità?Sono una psicoterapeuta e, oltre a far parte dello staff di StudioPsi, da un anno circa ho aderito al gruppo di professionisti della Cooperativa Sociale HumanaMente di cui sono onorata essere anche socia fondatrice.

La Cooperativa HumanaMente offre Servizi nell’ambito socio-sanitario aderendo ai principi di sostenibilità e accessibilità, per venire incontro alle difficoltà economiche che da un decennio, ormai, affliggono la nostra società.  

Da anni, lavorando come giovane professionista nella mia città, mi sono resa conto della grande sofferenza delle persone che entrano ed escono dai nostri studi o servizi pubblici: per crisi coniugali, di coppia, per disturbi d’ansia, depressione, paura di mettersi in gioco, somatizzazioni. Parte di questi hanno una base intrapsichica, familiare-sistemica, sociale. Oggi più che mai sociale, poiché ci ritroviamo nell’era dell’incertezza, della delusione delle speranze, e della difficoltà a rintracciare dei punti di riferimento forti nel tessuto sociale che possano configurarsi da guida nei momenti di maggiore preoccupazione.

Parte dei nostri pazienti, accedendo allo studio privato, cominciano la terapia e poi sono costretti ad abbandonarla per motivi economici. Una psicoterapia, che non è un percorso di counselling o di supporto psicologico (ma questo è un altro argomento) ha una sua durata. Richiede il più delle volte un impegno settimanale e nasce dal presupposto che i cambiamenti vengono cercati e costruiti insieme al professionista ... nel tempo. Non si supera la maggior parte delle volte la durata di un anno (e questo credo sia confortante), a volte il bisogno e il coinvolgimento è tale che la capacità di resilienza si attiva immediatamente e i tempi diventano più brevi. Ma è anche necessario poi accompagnare il paziente verso le novità di un cambiamento.

Il costo, dunque, può scoraggiare e portare a tirarsi indietro.

Un grande cruccio per quei professionisti che credono nella cura prima che nella professione.

Di conseguenza, in più parti di Italia sono cominciate a nascere varie forme di adattamento delle proprie tariffe economiche alle reali possibilità del cliente.

Ma la sostenibilità è un semplice abbassamento dei prezzi?

La domanda che legittimamente l’utente si pone di fronte alla scelta è: se un professionista offre la propria professionalità a 20, 30, addirittura 5 euro (questa è l’ultima notizia che mi è arrivata alle orecchie in questi giorni), sarà veramente valido? O sta svalutando la propria competenza, pur di avere clienti dentro il proprio studio? E il terapeuta, in questo caso, sarà motivato da una prestazione pagata così poco allo stesso modo di una pagata il costo che gli rende il reale impegno che pone nella relazione terapeutica?

Per capire cosa significa sostenibilità, accessibilità, impresa sociale nei nostri giorni è necessario parlare anche un po’ di economia. 

Economia? Esatto. Perché la differenza tra chi offre un servizio di Psicoterapia Sostenibile e un abbassamento dei costi professionali è una questione di premesse teoriche, etiche, economiche.

Il professionista, che sia psicologo, avvocato, commercialista, presso il proprio studio privato attiva con l’utente, cliente, paziente una relazione di tipo lineare A dà a B, B ritorna ad A. Ossia, A (cliente) chiede una consulenza professionale a B (professionista), B risponde e A lo paga. Punto. 

L’Economia relazionale si basa su altri principi, come quello della circolarità: A fa un dono a B che lo ritornerà ad A o meglio ancora a C, D, E, ecc.

Nel caso specifico del Centro di Psicoterapia Sostenibile attivato in questo caso da HumanaMente – ma vedi anche l’Ambulatorio Sociale di Roma ad opera del più famoso Psichiatra Ruggero Piperno- accade che il professionista fa un dono, offre la stessa professionalità che in altre parti ha costi superiori, per venire incontro al momento di crisi economica e si compensa con il minimo della retribuzione di un cooperatore sociale (circa 25 euro) sia che il paziente possa pagare tanto o poco. Cosa significa? Funziona così: la tariffa della seduta viene definita sulla base della fascia di reddito del paziente, il quale pagherà da un minimo di 25 euro a un massimo di 60 per la terapia individuale. Il professionista 'intascherà' solo i 25 euro e la rimanente parte la donerà per reinvestirla nell’impresa sociale, nella speranza che prima o poi si possa garantire anche una fascia di gratuità.

Perché è un’economica circolare? Perché si crea un circolo virtuoso di reciprocità, scambio, dono, in cui il paziente o i pazienti che possono pagare di più decidono di scegliere (perché è una scelta!) di aderire a una impresa sociale, rendendo i propri soldi utili a qualcos’altro. Questo è il dono che parte da A (professionista), passa da B (utente) e arriva a C (altri servizi), D (informazione territoriale), E (possibile gratuità per altri utenti), ecc. 

Questo per me è il vero senso del donare professionalità, al fine di garantire una continuità del servizio in un territorio in cui l’offerta scarseggia e il bisogno aumenta. Questo è il senso della costituzione di un’impresa sociale che decide di reinvestire una parte dei propri utili nel territorio, cercando di valorizzarlo, sapendo che sta compiendo una scelta etica e non utilitaristica. 

L’Università degli Studi di Palermo, entusiasta di tale iniziativa, ci ha inseriti nel programma di Valutazione delle Psicoterapie, così i nostri percorsi vengono monitorati nella loro efficacia. Anche noi, come tutti i professionisti, siamo esposti a rischi di drop-out ed è nostro interesse professionale capire come si è arrivati ad eventuali abbandoni della terapia, per migliorare la nostra professionalità. Obiettivo che rende il nostro lavoro un’ulteriore sfida per dare il meglio, essere in continuo aggiornamento e comprendere dagli eventuali nostri errori.

Arriviamo al punto del mio dissenso: offrire terapie dentro a questi principi etici e morali rispettando le reali possibilità dell’utente, non significa, a mio vedere, abbassare i costi per diventare più concorrenziali verso altri studi (questo significa muoversi all’interno della sempre esistente e lineare logica di mercato). Il nostro è un servizio che si colloca tra pubblico e privato. Inoltre, mira ad integrare varie professionalità.

Sapete a Roma quanti psicoterapeuti erano nel 2009 ad avviare un processo del genere? Quattro. Nel 2012 sono diventati Venti! Anche noi siamo aperti all’integrazione delle risorse, se si creerà il circolo virtuoso etico a cui aspiriamo. 

I pacchetti, le terapie a basso costo nei propri studi sono come comunicare implicitamente alle persone che possono andarsene quando vogliono. L’impegno passa anche da quanto vuoi o puoi investire sul tuo benessere psicologico. Per le difficoltà della vita quotidiana e per quelle più inaspettate ci vuole un tempo, il tempo della terapia, per l’appunto, e questo è un investimento rivolto a se stessi molto importante. Noi non siamo privati, quindi non offriamo tariffe elevate e standard, non siamo pubblici (ci piacerebbe diventarlo in parte!) quindi non siamo gratuiti. Siamo solo equi e solidali, come tutte le imprese nel sociale che stanno nascendo adesso e ci guadagniamo il minimo indispensabile, il resto lo reinvestiamo per garantire altri servizi nel territorio.

La domanda che pongo ai miei colleghi della mia e delle altre città che stanno proponendo coerentemente e giustamente l’accessibilità: il nostro intento di entrare in contatto con le difficoltà economiche degli utenti, promuovendo la sostenibilità dei nostri interventi, lo facciamo dentro una cornice di CREDIBILITÀ?

 
Cristina Scimemi
Psicoterapeuta familiare e di coppia
Phd Psicologia del Lavoro e delle Risorse Umane
(LUMSA-Roma).

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