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La sessualità delle persone disabili

Per l'affermazione di un diritto ancora tabù

Immagine riferita a La sessualità delle persone disabiliIl sesso, questo sconosciuto! Ironia della sorte umana, la più naturale e spontanea manifestazione comportamentale delle specie animali, compresa la nostra, è sempre stato uno dei temi e aree di studio nonché sfera di vita delle persone, maggiormente oggetto di giudizi, pregiudizi, stereotipi, tabù, limitazioni, regole, umorismo, critiche, conflitti e discriminazioni e ignoranza, paradossale se si pensa che è proprio grazie ad esso che siamo tutti presenti su questo pianeta e voi a leggere questo articolo. Esistiamo grazie ad un atto e comportamento sessuale avvenuto tra due persone, limitando in questo caso l'affermazione al solo aspetto prettamente biologico-evoluzionistico, poiché la sessualità umana è una dimensione molto più complessa e articolata, dalle molteplici sfaccettature e possibilità di espressione-manifestazione, tant'è che non esiste una definizione univoca e universale per descriverla. La cosa si complica quando si parla di sessualità delle persone disabili e la parola sessualità, associata a disabilità suona quasi come un ossimoro. La sessualità nelle persone disabili esiste, c'è sempre stata ma spesso è semplicemente ignorata, nella migliore delle ipotesi, nella peggiore viene repressa, stigmatizzata, giudicata, allontanata e anche punita. La sessualità delle persone disabili è esattamente la stessa dei normodotati, noi che ci troviamo 'dall'altra parte della strada', la stessa in termini di spontaneità e naturalezza con la quale si presenta e chiede di essere espressa, soddisfatta, la stessa nel desiderio che si prova per l'altro/a, nell'immaginario e nelle fantasie erotiche, nelle aspettative di voler esprimere una parte così importante di se stessi. Ciò che è diversa può essere la modalità con la quale viene espressa, messa in atto, organizzata, gestita a livello pratico e in fondo anche vissuta, nel senso che le persone disabili sono capaci di vivere in modo intenso e totale la loro sessualità, sia all'interno di una relazione sentimentale che senza la cornice di un rapporto stabile, proprio come i normodotati (ebbene si, anche le persone disabili possono fare sesso senza amore) ponendo attenzione e attribuendo un valore profondo ad aspetti che ai normodotati a volte sfuggono, per distrazione e mancanza di tempo, perchè a volte gli incontri sono fugaci e 'tanto posso averne quante/i ne voglio', non soffermandosi sull'importanza che possono avere ad esempio tutti i sensi, assaporando il tempo di uno sguardo, di una carezza più lunga del solito, indugiando sull'odore della persona che si ha di fronte, guardando l'altro da una prospettiva diversa, ritenendo importante condividere sensazioni e percezioni, che proprio perchè non più le stesse di prima (nel caso della disabilità acquisita) o diverse dalla persona normodotata, possono essere spunto di arricchimento, curiosità reciproca, ampliamento delle possibilità di vedere l'altro in modo diverso e nuovo. La sessualità della persona disabile, sia che si tratti di una disabilità fisica che psichica, di per sé non ha nulla di anormale, patologico, perverso, immaturo, immorale e, se dovesse trattarsi di sessualità patologica, quella può essere presente a prescindere dalla disabilità, come in qualunque individuo, anche normodotato. 

 

La sessualità della persona disabile probabilmente attiva nell'inconscio collettivo, come fosse un archetipo junghiano, paure ancestrali legate all'ignoto, a ciò che non si conosce, a ciò che è lontano da ognuno di noi, diverso, quasi a voler mantenere una distanza perchè non si venga 'contaminati' da una cosa che risulta incomprensibile, che non ci appartiene e per questa ragione percepita come anormale. La disabilità, soprattutto quella psichica, è temuta perchè a volte appare incontrollabile nelle sue manifestazioni ed espressioni, suscitando vergogna in chi se ne prende cura (ad esempio nei familiari di una persona psichicamente disabile) e disagio, a volte proprio perchè troppo spontanea anche in esternazioni legate all'affettività e alla sessualità, che di anormale e patologico non avrebbero nulla, oppure quella fisica perchè suscita nei normodotati tenerezza, compassione, pietismo. Mi piace riportare una frase di un uomo, portatore di una paraplegia acquisita, pronunciata durante l'intervista che gli ho sottoposto, semplice ma profonda e che rende l'idea di come si costruiscano i pregiudizi e tabù, partendo dall'ignoranza che contribuisce alla  formazione di idee erronee: ' I normodotati , in generale, non conoscono realmente cosa significhi la disabilità. E' per questo, secondo me, che ci sono tanti pregiudizi. Bisognerebe far conoscere a questa gente cosa significhi realmente la parola disabile'  E se, come diceva qualcuno, 'Non sono le cose in sé a far paura, ma l'idea che abbiamo di esse', probabilmente la maggiore conoscenza aiuterebbe a sentirsi meno a disagio se una persona seduta su una sedia a rotelle ci avvicinasse e ci facesse un complimento o ci esprimesse ciò che prova, proprio come tutti gli altri esseri umani presenti su questo pianeta.

Dott.ssa Azzurra Tramonti

Psicologa, Psicoterapeuta sistemico-relazionale

 

 

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